Porto Cervo, piazzetta degli Archi - 27 agosto 2014 - BOCHETEATRO, per "Note d'Estate", presenta: “Il segreto d’un figlio meraviglioso“ tratto da Memorie di Orani di Costantino Nivola - ANTEPRIMA NAZIONALE

26 Agosto 2014.

Porto Cervo, piazzetta degli Archi - 27 agosto 2014 - BOCHETEATRO,  per

Mercoledì 27 agosto 2014- piazzetta degli Archi a Porto Cervo , ore 21.30, all’interno della rassegna “Note d’Estate” organizzata dal Consorzio Costa Smeralda, BOCHETEATRO - anteprima nazionale - presenta: “Il segreto  d’un figlio meraviglioso“ liberamente tratto da  Memorie di Orani di Costantino Nivola di e con  Giovanni Carroni - Musiche in scena di Battista Giordano

In anteprima nazionale Giovanni Carroni di Bocheteatro, con le muische in scena di Battista Giordano, interpreta l’artista di Orani Costantino Nivola, che ritorna per un’ora a raccontare la sua storia, sospesa tra gli umori delll’anticamera dell’Ade. Un viaggio della memoria  che l’attore prova fa passare attraverso il suo corpo, le sue carni. Poiché la memoria non viene dalla mente, ma viene dalle mani, dai piedi, dal naso, dagli occhi. Il luogo/città dell'utopia, ideale antico in cui arte e architettura, ma anche pittura, scultura, decorazione, collage, grafica, si fondono in un fermento vitale, è ripreso da Antine Nivola come narrazione letteraria nell’opera autobiografica  “Memorie di Orani”  dalla quale è tratto l’adattamento drammaturgico di Carroni, con alcune traduzioni in nuorese. La poesia di Nivola è pari a una grande energia e, nonostante la “leggerezza” insita nel ritorno  dall’ade di Costantino, il testo è carico di movimento, densità pittorica e figurativa, di luce, di emozione. La sua  vita e quella del paese di Orani acquistano un valore mitologico , e con loro tutta la Sardegna dei primi del secolo, povera e sofferta, in parte sconosciuta ai sardi stessi. Il suo infatti non è il materiale della “favola” ma materia del mito. Perché mito è il luogo della sua nascita, il grembo materno, è la pancia de su muru prinzu; opera emblematica, nella poetica di Costantino Nivola, "Figura femminile“  ricavata dalla superficie di marmo dolcemente concava: “il muro panciuto della casa  nascondeva sempre un tesoro, il pane piatto e sottile che si gonfiava al calore del forno, promessa che la nostra fame sarebbe stata appagata per sempre. Allo stesso modo la donna incinta nasconde nel suo grembo il segreto d’un figlio meraviglioso”.

 La mancanza del pane crea ansietà e disperazione ,  poi con l’arrivo del grano la calma dopo la paura, il momento di bellezza nella tragedia. Il dramma della fame  è bandito in uno stato di pace. Nivola racconta dunque la tragedia e la bellezza, la disperazione e la pace , così come nelle sue creazioni tra antico e moderno : forme nuragiche e mediterranee , la  densità dentro  le intricate linee di New York o di  Orani

L'attore/Nivola si racconta attraverso il ciclo vitale delle stagioni, e dei materiali della sua arte e del suo lavoro: l’acqua, la sabbia, il cemento, il gesso, il fuoco. Per un’ora ci regala una lezione di vita, di arte e di moralità, la stessa di cui è permeato il suo libro autobiografico.

Lo spettacolo tocca  una forma ontologica della memoria. La memoria della vita e dell’incontrare la morte, perché il corpo deve sapere cos’è  la morte. La consapevolezza della morte, come per Nivola, ci consente di rinnovare noi stessi e i nostri sentimenti. Il momento di narrazione dunque è sospeso come in un limbo tra il regno dei vivi e il regno dei morti. Poiché la nostra vita in realtà è il percorso verso l’Ade, e questo “rito” teatrale vuole essere anche l’ampliamento di questo percorso. L’attore tenta di superare i limiti del suo corpo, dell’umano,  per entrare nel metafisico della scena , per assecondare e svelare il significato profondo della parole di Antine Nivola.



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