Gli Anni Ottanta

Il Master Plan che i progettisti del Consorzio avevano immaginato come completamento del modello Costa Smeralda prevedeva nuovi insediamenti edilizi nelle aree ancora incontaminate, porti turistici e campi da golf. Ma doveva passare al vaglio delle amministrazioni pubbliche competenti. Un processo laborioso e tormentato, lungo anni e costellato di polemiche e accuse, che coincise con la contemporanea crescita della coscienza ambientalista. Dare vita ad una nuova Costa Smeralda da sei milioni di metri cubi di cemento poneva molto interrogativi sulla sostenibilità ambientale e persino antropologica del progetto, mentre si moltiplicavano gli studi che ipotizzavano la nascita di una mostruosa città lineare lungo le coste dell'intera Sardegna, un serpente di seconde case e alberghi che avrebbe riprodotto esattamente l'andamento dei litorali dell'Isola. In questo contesto storico si giunse, nel 1983, all'approvazione da parte della Regione Sardegna del Master Plan, una approvazione che venne formalmente contestata dal Comune di Arzachena attraverso un ricorso al tribunale amministrativo. Il Comune vinse il duello giudiziario e impedì la partenza dei lavori, vedendo riconosciuta la sua autonomia nell'ambito dei confini municipali che riteneva scavalcata da Regione e Consorzio. Molti anni dopo, la sentenza del Tar venne confermata dal Consiglio di Stato. Fu questo un momento decisivo nei rapporti tra amministrazione comunale e lo stesso principe Aga Khan che, nonostante estenuanti trattative protrattesi per i quindici anni seguenti, non vide mai coronato da successo il suo tentativo di ultimare il progetto iniziato nel 1962. Nonostante queste vicende la crescita e l'affermazione della Costa Smeralda non conoscevano soste. Lo dimostravano anche i numeri della compagnia Alisarda, che aveva aperto negli anni precedenti anche una base operativa e Cagliari e che, nel 1987, superò per la prima volta la soglia del milione di passeggeri trasportati. Nel 1983 lo Yacht club Costa Smeralda partecipò assieme ad un consorzio di altri armatori - tra cui il presidente della Fiat Gianni Agnelli - all'avventura dell'America's cup, la massima competizione velistica mondiale. Sui campi di regata australiani le eccezionali prestazioni di Azzurra - questo il nome del dodici metri dello skipper Cino Ricci - rappresentarono una ribalta mediatica di risonanza mondiale per il marchio Costa Smeralda, che ne uscì ulteriormente rafforzato. Il connubio turismo e vacanze, peraltro, faceva segnare puntuali ed ulteriori successi grazie ai sempre maggiori riconoscimenti attribuiti al Rally della Costa Smeralda, evento di risonanza mediatica internazionale al quale partecipavano puntualmente i più grandi specialisti mondiali di questa disciplina. L'Aga Khan acquistò in quegli stessi anni la Ciga, compagnia alberghiera rilevata dall'imprenditore genovese Giorgio Bagnasco. Dentro quel grande contenitore di strutture ricettive di prestigio dislocate in tutta Italia finirono anche Cala di Volpe, Romazzino, Pitrizza e Cervo. Una manovra volta a controllare con maggiore attenzione spese e investimenti riconducibili al Consorzio, il cui controllo societario passò alla società Ciga Immobiliare Sardegna, appositamente costituita allo scopo. In quegli stessi anni, per la prima volta, l'Aga Khan lasciò la presidenza del Consorzio Costa Smeralda pur mantenendone il controllo. Fu il primo segnale del ridursi del suo ruolo guida sulla creatura creata vent'anni prima.



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