Gli Anni Sessanta

I mesi che seguirono furono caratterizzati dalle trattative per l'acquisto dei terreni sui quali il comprensorio si sarebbe dovuto sviluppare. Una fase che ha alimentato una ricca letteratura e un certo numero di luoghi comuni. Come non ricordare il "milioni e non miliardi" che un proprietario terriero avrebbe preteso agli aspiranti acquirenti? Un aneddoto la cui veridicità non è stata mai dimostrata ma che avrebbe dovuto evidenziare la scarsa conoscenza del denaro della gente locale e l'incapacità nel gestire in modo appropriato le vendite. Le trattative, in realtà, furono spesso molto più combattute e lunghe di quanto non si sia fatto credere. Il primo segretario del Consorzio, Felix Bigio, era mosso dalla necessità di acquistare tutti i terreni situati tra i limiti del comprensorio, senza lasciare proprietà nelle mani dei vecchi possidenti che potessero in qualche modo rappresentare una discontinuità territoriale. Necessità che talvolta rendeva tumultuose le trattative e le prolungava per intere giornate, dal momento che le famiglie di Monti di Mola spesso non accettavano di buon grado di privarsi di tutto ciò che avevano, anche per cifre ritenute al tempo molto vantaggiose. La prima preoccupazione del neonato Consorzio fu quella di articolare delle linee di sviluppo urbanistico coerenti con il contesto paesaggistico (193). Venne costituito, al proposito, il Comitato architettura, del quale entrarono a fare parte architetti di fama mondiale come Jacques Couelle, Luigi Vietti, Giancarlo Busiri Vici e il sardo Antonio Simon Mossa. . Per apprezzare più compiutamente quanto sarebbe stato realizzato in seguito, va considerato che i professionisti ingaggiati si trovavano al cospetto di un contesto ambientale incontaminato ma privo di qualsivoglia forma di tutela legislativa. Eventuali speculatori intenzionati a spargere quanto più cemento possibile senza alcuna visione strategica non avrebbero trovato sul loro cammino restrizioni o ostacoli: tutto sarebbe stato loro permesso. Il Comitato architettura era nato proprio per stabilire regole precise che supplissero alla carenza di leggi di salvaguardia e, in questo senso, venne emanato un apposito regolamento edilizio. Ogni costruzione era preceduta dalla realizzazione di una sagoma (278) che simulava l'ingombro dell'edificio, cosicchè si avesse una percezione molto realistica del suo impatto sull'ambiente circostante, mentre lo stile mediterraneo di ville e residence si armonizzava in maniera eccellente con il contesto paesaggistico. Il rispetto per la natura si accompagnava ad una pianificazione più ampia sul piano dello sviluppo economico del territorio. L'Aga Khan, nelle sue prime apparizioni televisive, lo qualificò come "Piano di sviluppo integrato". Intendeva dire che la Costa Smeralda sarebbe stata un volano per lo sviluppo di tutta una serie di aziende di svariati settori, dai trasporti all'artigianato, creando occasioni di occupazione e crescita per l'intera Sardegna e assecondando le vocazioni e le risorse del territorio. Mentre ruspe e camion della ditta Grassetto iniziavano la costruzione del molo di Porto Cervo, (17) il piano di sviluppo programmava la nascita di Alisarda, Cerasarda, Marinasarda, Biancasarda e Agrisarda, società gravitanti attorno all'orbita del Consorzio Costa Smeralda. La compagnia Alisarda, in particolare, ebbe un ruolo storico la cui importanza si è protratta sino ai nostri giorni. La Gallura al tempo non aveva uno scalo aereo, se si esclude quello militare di Venafiorita. I primi visitatori della Costa raggiungevano la Sardegna sbarcando ad Alghero e sobbarcandosi poi un lungo trasferimento fino alla destinazione, distante oltre cento chilometri. L'Aga Khan capì immediatamente quanto fosse grave questa carenza. La prima mossa fu comporre una piccola flotta di jet Beechcraft, sui quali i primi blasonati ospiti potevano atterrare a Venafiorita, nei pressi di Olbia. Restano testimonianze preziose di quella fase pionieristica, immortalate dalla macchina fotografica del reporter Nello di Salvo: Margaret d'Inghilterra omaggiata dalle autorità locali che la attendono deferenti ai piedi della scaletta, Jacqueline Kennedy che s'incammina verso la limousine appena toccato il suolo gallurese. Negli anni la compagnia è divenuta una delle più importanti realtà nazionali del trasporto aereo e ha esteso il suo network a tutta l'Europa, unico pezzo di Costa Smeralda rimasto fino ad oggi nelle mani di Karim. La Costa Smeralda iniziò a materializzarsi attraverso il villaggio di Porto Cervo, progettato dall'architetto Luigi Vietti. L'idea era quella di riprodurre un borgo marino dotato di un porto per permettere l'attracco alle imbarcazioni degli ospiti e che, al suo interno, avesse un prestigioso hotel (Il Cervo) e tutta una serie di servizi commerciali di grande prestigio. Contemporaneamente, sulle scogliere di Liscia di Vacca nasceva l'hotel Pitrizza: per comprendere quanto fosse esclusivo il target, va considerato che ai soli 68 posti letto corrispondeva un personale dipendente che numericamente superava il numero massimo di ospiti che l'albergo poteva contenere. Ad una decina di chilometri di distanza, sulla baia su cui posò gli occhi Duncan Miller, prendeva forma dall'estro di Jacques Couelle il Cala di Volpe. In questo caso la costruzione si ispirava ai castelli medievali, con feritoie, torri e un ponte sotto al quale scorreva l'acqua del mare che si infilava sotto la struttura. Nel 1965, infine, da un progetto di Giancarlo Busiri Vici nacque l'hotel Romazzino, in un'area ricca di rosmarini (da cui il toponimo) e da cui una volta i locali si tenevano alla larga perchè paludosa e dunque malsana.

I cantieri venivano riforniti con acqua trasportata con le autobotti, dal momento che non esistevano reti idriche. Un handicap gravissimo cui ovviò, a partire dal 1962, l'inaugurazione della diga del Liscia. Un'opera pubblica resa possibile grazie alle sinergie politiche che trovarono riferimento prezioso addirittura al Quirinale, dove si era insediato il sassarese Antonio Segni. Nello stesso momento amministrazioni locali e Consorzio pensarono ad un'istruzione orientata al settore turistico. Nel 1965 venne inaugurato - inizialmente in una sede di Porto Cervo - l'Istituto professionale Alberghiero per fornire ai giovani locali la formazione necessaria per diventare camerieri, cuochi, baristi e addetti al ricevimento, laddove questa cultura non era mai esistita. Una scelta lungimirante, anch'essa compresa nella concezione del piano di sviluppo integrato, giunta felicemente sino ai giorni nostri, dal momento che l'Istituto resta la più importante realtà della Sardegna nell'addestramento del personale alberghiero e di tutte le attività connesse. La leggenda della Costa Smeralda, in quegli anni, venne alimentata dall'Aga Khan e dalla cerchia dei fondatori del Consorzio anche grazie ad una abile campagna mediatica. Personalità di fama mondiale del cinema, dell'industria e della politica vennero invitati a conoscere il nuovo comprensorio e la sola loro presenza diventava occasione di reportage e commenti da parte di ogni mezzo di stampa. Arrivo di vip che, molto letterariamente, veniva dipinto come il compiersi di una favola in una terra fino a pochi anni prima povera e quasi impenetrabile.

L'uso della roboante espressione "boom turistico" era peraltro giustificato da un estendersi a macchia d'olio delle iniziative turistiche. L'industriale bolognese Domenico Gentili, titolare della "Sapone Sole", aveva avviato nel 1962 la costruzione di Baja Sardinia, in quella che una volta era Cala Battistoni. Sull'altra sponda del golfo di Arzachena, intanto, la società Timsas investiva su bungalow e tende, puntando su un turismo più popolare da localizzare nel litorale di Cannigione. Una rivoluzione che la gente apprezzò in forme persino entusiastiche e il cui merito venne riconosciuto a quel principe che, benchè divinità in terra, aveva avuto l'umiltà di parlare in Piazza Risorgimento alla popolazione di Arzachena, spiegando che tutti avrebbero ricavato grandi benefici da quanto stava accadendo. Una gratitudine che, nel 1965, ebbe riscontro con l'attribuzione della cittadinanza onoraria di Arzachena, consegnata dal sindaco Giorgio Filigheddu. I rapporti con l'amministrazione comunale, peraltro, negli anni a seguire avrebbero registrato anche momenti burrascosi e di profonda incomprensione legati alla pianificazione del territorio. Arzachena, come già detto, non aveva un piano regolatore. Fu lo stesso Consorzio a suggerire l'assegnazione all'architetto Giuseppe Polese dell'incarico provvisorio per redigerne uno. Ma, in realtà, il primo Programma di fabbricazione arrivò molti anni dopo, lasciando intere praterie al campo incontrollabile dell'arbitrario e del discrezionale. Altro settore da sviluppare fu quello del turismo nautico. Venne costituita la società Marinasarda per la gestione del molo e, nel 1967, nacque lo Yacht Club Costa Smeralda, il cui primo presidente fu l'architetto Luigi Vietti. Un luogo di vacanze di questo prestigio, inoltre, non avrebbe potuto dimenticare un altro svago per sportivi facoltosi qual era il golf. Sempre nel 1967, nel canale tra Monti Zoppu e il Pevero, il paesaggista Robert Trent Jones venne incaricato di progettare un campo da golf a diciotto buche: il Pevero golf club. Nel frattempo, gli urbanisti iniziavano gli studi per portare a termini il progetto complessivo della Costa Smeralda.



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