Il Nuovo Millennio

Una struttura solida e collaudata si dimostra tale quando riesce a proseguire nel proprio cammino nonostante la perdita del padre fondatore. Così è avvenuto per la Costa Smeralda che, dopo l'addio dell'Aga Khan, ha trovato nuovi stimoli per rinnovare la sua fama con la nuova era americana. Dopo il settennato della Starwood, nel 2004 la maggioranza del Consorzio è passata nelle mani del fondo d'investimenti Colony Capital del finanziere texano Tom Barrack. L'ascesa di Barrack è coincisa anche con l'elezione del primo presidente sardo del Consorzio, l'avvocato Renzo Persico. Barrack aveva presentato, pochi mesi dopo il suo insediamento, un faraonico piano da 400 milioni di euro per un restyling totale di Porto Cervo e per la ristrutturazione e l'ampliamento dei quattro alberghi storici, ormai inadeguati alle esigenze di un mercato esclusivo. Quel piano sta parzialmente vedendo la luce in questi anni, limitatamente agli interventi sugli hotel approvati dal Comune di Arzachena nel 2009. Ma la crisi economica che ha investito l'occidente a partire dal 2008 ha inciso pesantemente sugli investimenti, riducendoli e limitando anche i volumi d'affari del turismo. Da pochi mesi, il Consorzio Costa Smeralda è passato sotto il controllo dell'emiro del Qatar Al Thani, che ha rilevato le quote da Barrack. Una nuova sfida attende la Costa Smeralda.



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