Le Origini del Mito

Benvenuti, quello che segue è il racconto dei cinquant'anni della Costa Smeralda, dalla fondazione avvenuta nel 1962 ai giorni nostri. Vengono ricordate le origini del mito turistico, la favola del principe Aga Khan perdutamente innamorato di questa terra selvaggia e inaccessibile (79), lo sviluppo del progetto (122) e la conquista della fama internazionale, guadagnata anche grazie alla migrazione verso la neonata destinazione turistica di personalità dello spettacolo e del capitalismo mondiale. Mezzo secolo dopo, quel mito sopravvive e resta un pilastro dell'economia sarda e un riferimento insostituibile per chi, nella scelta della meta per le vacanze, si distingua per buon gusto e amore per una natura dai colori e dalle forme uniche. Segno che quel modello tanto discusso e spesso criticato aveva una sua coerenza e si ispirava a principi che ancora oggi restano validi.

Spiagge dalla sabbia candida, insenature profonde come cunei infilati nel cuore della terra, fondali marini cristallini, graniti dai riflessi rosa lavorati dalla mano millenaria della natura, panorami ricamati dal giallo delle ginestre e profumati di ginepro. La Costa Smeralda deve la sua fama a questo patrimonio paesaggistico unico. E, proprio perchè unica, questa natura così generosa ha attirato sin dai primi anni celebrità di tutto il mondo : big del jet set, dello sport, della finanza, della politica e dell'industria sono stati e sono di casa a Porto Cervo e hanno contribuito in maniera determinante a creare la fama di un luogo di vacanza su cui tutto il mondo, nel periodo estivo, punta i riflettori. Greta Garbo, Margaret d'Inghilterra, Gianni Agnelli, Jacqueline Kennedy, Juan Carlos, Harrison Ford e Sting sono solo alcuni dei frequentatori abituali della località e tra gli animatori della vita mondana, di cui lo stesso principe Karim Aga Khan fu uno dei protagonisti.

Se personalità di questo rango hanno fatto di questo angolo di Sardegna una seconda casa è anche perchè la loro esigenza di riservatezza e privacy viene compresa e assecondata. Una necessità sposata dalla comunità locale, la cui discrezione rappresenta il primo baluardo per difendere gli ospiti più blasonati da curiosità morbose. La letteratura sulla storia della Costa Smeralda racconta episodi di questa corsa sfrenata al divertimento, alla ricerca ossessiva di momenti di felicità e godimento passati anche attraverso sfarzi che possono apparire leggendari, se non fossero veri. Questo continuo susseguirsi di feste, eventi e stravaganze è sempre stato aspetto fondamentale della storia della Costa Smeralda. (202, 263) A partire da Pedros, primo night nato in un vecchio stazzo di Liscia di Vacca e legato al nome del suo fondatore. Ecco cosa scrisse sul Corriere della Sera il giornalista Alberto Pinna, in un articolo pubblicato il 9 agosto 1997 che riporta un'intervista ad una conoscitrice di quell'ambiente qual è Mabi Satta: Il segreto della Costa Smeralda, un mix fra riservatezza ed esibizionismo, classe e scapigliatura, etichetta e stravaganze. Il mito l'ha costruito Karim ma anche personaggi come Peter Kent, Pedros, un gitano amico di Amin, fratello dell'Aga Khan. Pedros aveva aperto il primo locale notturno della Costa, trasgressioni e pazzie fino all'alba. "L'Aga Khan selezionava personalmente gli inviti alle cerimonie ufficiali - racconta Mabi Satta -: un giorno lo vidi trasudare: in prima fila, a fianco di signore eleganti e impettite, era spuntato Pedros, con una volpe argentata in spalla, codino rosa, pantaloni scoperti all'ombelico, stivaletti e cappello da cowboy. Un attimo di panico, un sorriso, tutto a posto. Neanche Pedros fu una stonatura. Pochi fortunati ricordano ancora la faraonica, esagerata festa data dal conte Cesare d'Acquarone nel 1967, su uno yacht alla fonda nelle acque di Poltu Cuatu. Nel documentario "Da lu monti a lu monti", prodotto dalla Master video nel 2004, l'allora concierge dell'hotel Pitrizza Antonello Martini racconta con abbondanza di dettagli quel ricevimento cui parteciparono centinaia di invitati arrivati da tutto il mondo, tanto che lo stesso hotel Pitrizza venne affittato dal Conte per ospitare i convenuti. A poche centinaia di metri da Poltu Cuatu, in quel di Baja Sardinia, il 6 agosto del 1976 l'armatore greco Stevros Niarchos volle radunare i suoi amici di ogni angolo del mondo al Ritual, il locale notturno scavato nella roccia ideato dall'estroso architetto Andres Fiore. Fu una delle notti più sfarzose e folli che la Costa Smeralda ricordi. (219) Altri teatri delle follie notturne, negli anni, sono stati S'Inferru, nel sottopiazza di Porto Cervo, per proseguire con il Pepero, Sottovento e Sopravento e concludere con il Billionaire, la creatura del manager Flavio Briatore che ha monopolizzato l'ultimo decennio di cronache mondane.

Fino a cinquant'anni fa le poche famiglie che popolavano le campagne di Monti di Mola diffidavano dei terreni più prossimi al mare, malarici e improduttivi. Nessuno li voleva e spesso finivano in eredità come i pezzi meno pregiati del patrimonio familiare. Quei litorali allora ripudiati, oggi sono il cuore della Costa Smeralda. Basterebbe questo apparente paradosso per spiegare quanto profondamente abbia inciso sulla storia dei luoghi che ne sono stati protagonisti la nascita e lo sviluppo di uno dei comprensori turistici più famosi al mondo. L'atto formale che segnò la nascita del Consorzio Costa Smeralda è datato 14 marzo 1962. Karim Aga Khan, Patrick Guinness, Felix Bigio, Andrè Ardoin, John Duncan Miller e Renè Podbielski si ritrovarono davanti al notaio Mario Altea di Tempio Pausania per firmare lo statuto, nel palazzo di Corso Umberto a Olbia che fu una delle prime sedi del neonato sodalizio. Il tavolo del notaio era ingombro di carte, gli atti di compravendita dei 1800 ettari di terreno acquistati dai promotori del Consorzio nell'area compresa tra Liscia di Vacca e Razza di Juncu, tra i Comuni di Arzachena e Olbia. La firma dello statuto fu preceduta dalla stipula di una lettera di intenti, nel settembre del 1961, e da un lungo lavoro di programmazione e diplomazia per rendere possibile quella inaspettata rivoluzione turistica. Un lungo lavoro iniziato, del tutto casualmente, nel 1958. Il banchiere inglese John Duncan Miller, vicepresidente della Banca Mondiale, stava visitando la Sardegna per verificare in prima persona l'andamento della campagna di eradicazione dell'anofele, la zanzara agente di trasmissione della malaria. La navigazione per le coste dell'Isola dello yacht del tycoon britannico si arrestò a Cala di Volpe, dove l'imbarcazione si fermò alla fonda . Miller rimase incantato dalle acque cristalline della baia e si convinse delle potenzialità turistiche di quell'angolo di Gallura. Due testimoni di quel primo approccio, allora adolescenti, sono ancora tra noi. Si chiamano Giovan Michele Linaldeddu e Giovanni Azara e, lo stesso giorno in cui lo yacht raggiunse Cala di Volpe, facevano il bagno proprio in quelle acque. Vennero invitati a salire a bordo e a loro Miller, attraverso un interprete, chiese informazioni sui proprietari dei terreni e sulla possibilità che questi accettassero di venderli. Il racconto di questo singolare colloquio è documentato nel film "Da Lu Monti a lu Monti", che racconta nascita e sviluppo della Costa Smeralda tra la fine degli anni cinquanta e l'avvio del nuovo millennio. Fu Miller a raccontare a Karim Aga Khan IV le meraviglie di quell'angolo di Sardegna. Karim (42) era appena diventato Imam dei Musulmani ismaeliti e, come discendente di Maometto, era ed è considerato una divinità in terra da chi professa quella confessione religiosa. L'Aga Khan si lasciò coinvolgere nell'impresa e investì 25 mila dollari nel sindacato costituito tra gli imprenditori che poi fondarono il Consorzio. Ma il principe concluse di avere fatto un pessimo affare quando, nell'inverno del 1958, arrivò a Olbia a bordo di un traghetto Tirrenia e dovette viaggiare per quattro ore lungo mulattiere impraticabili per arrivare alle proprietà acquistate a scatola chiusa. Il futuro comprensorio turistico era un luogo privo di infrastrutture: mancavano strade, elettricità, reti idriche e qualunque altro servizio. (359) E poi la brutta stagione e la giornata piovosa rendevano Monti di Mola più selvaggia e inespugnabile che mai e il prevalere dei grigiori invernali toglieva fascino anche ai più suggestivi scorci di quei litorali che al principe erano stati descritti come incantevoli. Provvidenziale perchè la storia facesse il suo corso fu una improvvisata crociera, nell'estate del 1959. L'Aga Khan ed alcuni amici salirono su uno yacht e dalla Costa Azzurra, dove si trovavano in vacanza, puntarono la prua verso la Sardegna. Karim voleva mostrare ai compagni di viaggio le proprietà che troppo frettolosamente aveva liquidato come un affare malriuscito. I colori cristallini dell'acqua, il candore di spiagge immacolate e i graniti modellati dalla natura come plastiche sculture lasciarono senza parole l'Imam. Su suggerimento dell'architetto Luigi Vietti l'Aga Khan pensò che quell'angolo dell'Isola potesse chiamarsi Costa Smeralda, traendo ispirazione dalla magia cromatica di un mare trasparente profondamente insinuato in mille insenature. L'avvenire turistico di Monti di Mola venne tratteggiato in quel momento. Fino ad allora l'unico turista illustre che la zona aveva conosciuto era l'industriale Giuseppe Kerry Mentasti. Nel 1953 Mentasti acquistò per 3,5 milioni di lire i 43 ettari dell' Isola di Mortorio, ceduti al proprietario della San Pellegrino dal tabaccaio di Arzachena Luigino Demuro. Ma Mentasti considerava Mortorio solo un buen retiro estivo e non coltivava ambizioni imprenditoriali. Anche perchè, come già detto, l'area era davvero sprovvista anche delle più elementari forme di urbanizzazione e mancava di reti idriche. Proprio la mancanza d'acqua nella zona fu uno dei cavalli di battaglia di un politico di Arzachena, Giovanni Filigheddu: negli anni cinquanta, da consigliere regionale, Filigheddu profuse ogni energia e mosse tutte le conoscenze possibili per sollecitare la nascita della diga del Liscia, bacino indispensabile per abbeverare la siccitosa bassa Gallura. Un sogno che divenne realtà solo pochi anni dopo e fu determinante perchè la selvaggia Monti di Mola potesse trasformarsi in un ospitale e lussuosa destinazione turistica.



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